Occasioni perdute
Vivo a Roma, da tempo oramai. Ho studiato a Milano, città che ho vissuto con la gioia e la carica di uno studente universitario. Ho vissuto anche nel cuore d'Europa, Bruxelles, straordinario crocevia di lingue e culture. Amo il sud, il calore mediterraneo, i colori resi brillanti dal sole. Un filo invisibile mi lega però ad una terra fredda e di confine, la Val d'Aosta, che all'ombra delle sue cime mi ha visto crescere. Mi riempie di immensa tristezza vedere questa terra chiusa nella sua "cortina di ferro" da anni di governo unionista. Intravedo, ogni volta che metto piede in città, qualcosa come una zavorra, un desiderio di mantenere per sempre questi luoghi legati alle loro tradizioni, senza nemmeno poter sperare in un futuro di innovazione e progresso, tanto in campo turistico quanto nell'ambito culturale, artistico e architettonico. Mi stupì, in occasione della sua inaugurazione, il "nuovo" palazzo della Finaosta, costato una fortuna (oltre 3500€ al metro quadrato) ad opera del Torinese Sergio Hutter: pensavo che la scelta di una figura mediocre e legata a opere discusse come lo stadio "delle Alpi" di Torino fosse stata "casuale" e non dettata da precisa, masochistica, volontà. Con la comunque più prestigiosa scelta di Gae Aulenti per la progettazione dell'aerostazione è stata confermata la volontà di cadere ancora nell'anonimato, regalando ad un'opera che poteva rilanciare l'orribile zona di ingresso al capoluogo un destino di sicuro basso profilo. Esistono in Italia e nel mondo molti giovani studi avanguardisti, penso a Ian+, ModoStudio, Morq e gli altri studi delle aree romana e milanese. L'aerostazione e il palazzo Finaosta potevano essere i simboli di una nuova Aosta, una città destinata a essere veramente "crocevia d'Europa".
Se fossero state operate scelte intelligenti e non dettate dalla sola volontà di "lasciare tutto così com'è" oggi potremmo avere una nuova porta della città ed un centro rinnovato, più prestigioso e vivacizzato da un'opera che poteva e doveva essere importante. Purtroppo però Valle d'Aosta e progresso sembrano essere, sempre più, concetti separati e distanti.
Se fossero state operate scelte intelligenti e non dettate dalla sola volontà di "lasciare tutto così com'è" oggi potremmo avere una nuova porta della città ed un centro rinnovato, più prestigioso e vivacizzato da un'opera che poteva e doveva essere importante. Purtroppo però Valle d'Aosta e progresso sembrano essere, sempre più, concetti separati e distanti.
Labels: aerostazione, aosta, architettura, aulenti, eroporto, finaosta, hutter, progresso, union, vda

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