Risposta dell'ADI alla mia lettera
Eccoci di nuovo qui.
Per giustezza e correttezza pubblico la risposta del direttivo ADI, nella persona di Marco Colasanti, alla mia lettera di Luglio:
Il punto principale che ci vede concordi è naturalmente la condivisione delle problematiche, che non hanno una specifica collocazione territoriale, ma che purtroppo sono di carattere nazionale. Il nostro primo punto programmatico, quello della trasformazione del Dipartimento Progettisti in Associazione dei Designer Italiani è più che mai urgente (statuto e codice deontologico sono stati prodotti e sono al vaglio dei legali).
La costituzione dell’Associazione di Professionisti ci servirà per arrivare al famigerato e sospirato Riconoscimento Professionale, i nostri problemi nascono tutti da qui.
Costituendoci come Associazione di Professionisti, potremmo poter richiedere fondi istituzionali al fine di raggiungere i nostri obiettivi, come quelli indicati da te nella comunicazione trasmessaci. A proposito credo che tu sappia che l’ADI, a differenza delle altre associazioni straniere, non ha contributi statali di alcun genere, tranne quelli che vengono versati annualmente da tutti noi come soci (bastano per pagare la segreteria), e quelli che ricaviamo dalle varie iniziative, che si devono quindi necessariamente autofinanziarsi.
Ognuno di noi poi lavora gratuitamente ed a proprie spese, naturalmente non ci obbliga nessuno, ci spinge soltanto il raggiungimento degli obiettivi preposti, che alla fine ti ripagano di tutte le giornate impegnate (e sono realmente molte).
La costituzione dell’Associazione di Professionisti ci servirà per arrivare al famigerato e sospirato Riconoscimento Professionale, i nostri problemi nascono tutti da qui.
Costituendoci come Associazione di Professionisti, potremmo poter richiedere fondi istituzionali al fine di raggiungere i nostri obiettivi, come quelli indicati da te nella comunicazione trasmessaci. A proposito credo che tu sappia che l’ADI, a differenza delle altre associazioni straniere, non ha contributi statali di alcun genere, tranne quelli che vengono versati annualmente da tutti noi come soci (bastano per pagare la segreteria), e quelli che ricaviamo dalle varie iniziative, che si devono quindi necessariamente autofinanziarsi.
Ognuno di noi poi lavora gratuitamente ed a proprie spese, naturalmente non ci obbliga nessuno, ci spinge soltanto il raggiungimento degli obiettivi preposti, che alla fine ti ripagano di tutte le giornate impegnate (e sono realmente molte).
Labels: adi, associazione progettisti, risposte

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